Coinspace si dà alla macchia

 07/12/2016

Nella giornata del 6 dicembre buona parte dei siti e delle pagine Facebook italiane collegate a Coinspace sono stati chiusi.

Ci raccontano che è stato un ordine dell’Azienda e citano improbabili motivi di “Compliance aziendale Coinspace”. Strano, perché nel resto del mondo non è successo nulla di tutto ciò...

Che cosa è successo veramente?

E' successo che sanno di fare qualcosa di illegale e quindi d'ora in avanti cercheranno di operare alla macchia

Un po' di dettagli..

Qualche giorno fa l’Autorità Garante per la Concorrenza e del Mercato ha chiuso i maggiori siti collegati a Onecoin (ne abbiamo parlato noi in esclusiva).

L’Autorità chiede agli operatori ampia documentazione per analizzare la loro scottante situazione legale e fiscale, e parte dicendo comunque che le metodologie di Onecoin:

sembrano potersi configurare come scorrette già ad un primo esame, in quanto sembrano evidenziare l'esistenza di un sistema promozionale ingannevole e a carattere piramidale

Quindi, gli operatori di Onecoin sono messi male!

I big italiani di Coinspace si sono preoccupati, e dato che che sanno benissimo che Coinspace e Onecoin sono assolutamente equivalenti, si sono immaginati che lo stesso potesse succedere a loro.

Hanno deciso quindi di “darsi alla macchia” e di operare - non dico in clandestinità - ma almeno in modo meno trasparente.

Da come ce l’ha spiegata un "uccellino”, la strategia sarebbe questa:

1) fingere che i siti vengano chiusi per una questione di “marchio registrato” e/o “compliance aziendale”

2) raccontare che per serietàl’azienda vuole entrare ufficialmente in Italia in prima persona per tutelare l’immagine aziendale contro tutti questi siti “semi-abusivi” (che in realtà sarebbero i siti stessi dei big). Ovviamente, questo non succederà mai, dato che altrimenti le Autorità potrebbero agire contro l'Azienda stessa.

3) continuare ad operare più clandestinamente, senza siti, ma comunque con le loro ben strutturate reti di contatti e su facebook solo con i profili meno chiaramente compromessi con Coinspace.

Ovviamente restano esposti i “pesci piccoli”, quelli in posizioni medio-basse nella piramide. ma … peccato per loro, danno collaterale: prima o poi le Autorità arriveranno a loro, ma nel frattempo avranno svolto la loro funzione: esporsi e continuare il reclutamento sul campo .

E’ ovvio che quello che raccontano loro su serietà, marchio e compliance è falso, dato negli altri paesi continuano ad operare come prima.

E’ altrettanto ovvio che non è l’azienda centrale ad aver ordinato questo (a Coinspace interessa poco se i promoter italiani vanno al gabbio), ma che sono i big italiani ad aver messo in piedi questa manfrina, allo scopo di (se mi passate il francesismo) pararsi il culo.

Per concludere: quelli di Coinspace cercheranno di vendere la mossa come fattore di serietà e trasparenza, ma è evidente che stanno facendo questo soltanto perché da malfattori come sono preferiscono iniziare ad operare più clandestinamente.

Quando vi racconteranno queste fandonie, chiedetegli:

perché nel resto del mondo questo non sta succedendo, e tutto prosegue come prima?

Sarà divertente stare a sentire le loro risposte.

Un esempio: Antonio Vacarini e cryptonomy.eu

Antonio Vacarini è un pezzo abbastanza grosso di Coinspace in Italia, è dietro a crypteconomy.eu e indirettamente dietro a crypto-maniac.com .

Per quanto avesse cercato di tenere un po’ di anonimato sui siti (ad es. whois privato) era comunque facilmente individuabile: un sito web è per sua natura troppo visibile in caso di inchiesta delle autorità.

Vista la mala parata, cosa ha fatto: ha chiuso il sito crypteconomy.eu e si è dato alla macchia, assieme ai suoi complici.

Resta operativo (più in sordina) sul profilo facebook Antonio Cryptovaluta vacarini ( https://www.facebook.com/infolavorofr ) , dove è meno trasparente il collegamento ai reflink a lui collegabili ( lorenzoitalia.coinspace.biz e antonioitalia.coinspace.biz), dove non ci sono link a crypteconomy ecc ecc.

Insomma cerca di essere più anonimo, o comunque cerca di confondersi con altri pesci piccoli e di tenere le distanze dal defunto cryptonomy.eu

Una eventuale inchiesta (analoga a quella che è capitata a Onecoin) avrà più difficoltà a individuarlo, a collegarlo a crypteconomy e a chiedergli conto dei suoi reati (perché non dimentichiamo che di reati si tratta)

E di malfattori come lui ce ne sono decine.

Parliamo di lui perché è un caso esemplare, e perché è anche divertente: prima cerca l’anonimato ma poi pubblica su facebook la busta in cui Coinspace gli ha recapitato la carta per i pagamenti (tra l’altro, cancella in parte l’indirizzo ma basta cercare un Vacarini ad Anagni per beccarlo)

Allo stesso tempo lascia online un video ( https://www.youtube.com/watch?v=OSkmv56e69g ) dove mostra l’uso della medesima carta (se fate attenzione a 0:52 si vede lo stesso numero di carta) e dice “ciao ragazzi, sono Antonio da Crypteconomy”) ecc. ecc.

Il buon Antonio ha chiuso il video su youtube, ma presto ne pubblicheremo una copia:

Antonio, niente di personale, ti abbiamo solo preso ad esempio dei tanti malfattori di Coinspace che coerentemente al loro modello di business da truffatori, cercano di darsi alla latitanza!